lunedì 15 giugno 2009

in-fame.


una gran rottura di cazzo suddivisa fra il lavoro in ristorante, lavori di disegno che nn ho tempo di fare per colpa del ristorante, e gabole. varie ed eventuali. settemilacinquecento chili di clienti a cui spaccherei la faccia. frasi del tipo "ma la carne di puledro è ben FROLLATA?". pugni in faccia da chi è vicino. troppo vicino. da prendermi troppo bene. le solite vecchie amicizie dei "a volte tornano". e nemmeno il tempo d isolarsi con l'ipod. o con un libro. il tempo si è annullato per un obbligo di presenza. le gambe corrono perche il pane deve arrivare immediatamente dopo le bibite. e non dopo. ma nemmeno prima. o insieme. e vaffanculo. internet illusorio, 10 minuti di odio. una casa a quattroquarti con oggetti di poco conto e altri indispensabili suddivisi in 4 case differenti. tra cui una mia che non vedo mai. tranne oggi. e devo pure dirle che fra non molto la smonterò. piangerà carta dai suoi muri che han sentito troppo. pareti che si parlano perche non hanno più niente da vedere. quintali di fumetti ancora da sfogliare. un vaso ricolmo di speranze caduto in terra fra mille frantumi. impossibile vedere perfino quel che desideravo. non so più dove mi convenga scappare. vorrei solo un obbiettivo qualsiasi. piccolo e insignificante. anche un appuntamento fra due ore basterebbe. almeno un punto fermo in questo vortice di nulla e di concordanza che mangia le viscere dall'interno rammentando che la vita è convivenza di un male continuo. l'abitudine. riuscirò a scacciare questo mostro?

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