lunedì 29 giugno 2009

i sogni quaggiù non sono spezzati, stanno solo zoppicando.


"ce qualcosa dentro di te, che è sbagliato e non ha limiti. ce qualcosa dentro di te, che è sbagliato e ci rende simili."

sono settimane cortissime. sfuggevoli come la sabbia fra le dita. indecisioni. la paura di fare un altro urlo attraverso il canyon. mentre lo si attraversa. toccando le pareti con un dito. perchè l'oblio è a rallenty. e non perdona.

"un bacio sporco sa, spogliarmi il cuore dagli incubi."

dopotutto è soltanto una casa. un rapporto che dovrà essere più stabile di quello che è. non si possono più cogliere i fiori anche dove non si può. bisogna essere stabili. coscienti. reali.

"vieni a fare un giro dentro di me, o questo fuoco si colmera da sè."

dipingo malumore quando non mi riesce nemmeno più di morire dentro. non ho ancora effettuato una vera e propria rinascita ma mi servirebbe. credo che mi prendero del tempo, qualche giorno, per distruggere il riflesso delle mie emozioni allo specchio di questi mesi a scatto singolo. è come resettare un sistema che non sa più cosa contiene. ormai è a scelta altrui, il suo contenimento. il suo scopo. trapezzisti nel cielo e fili alle mani. che non stringono. che non vengono strappati. una strada davanti ai piedi che sembra a fin troppo ovvia. linee stanche che prendono posizioni standard.

"nel tuo letto la novita, è fare a pezzi l'anima."

un cd che gira, e gira. stesse due canzoni da giorni che mi parlano di un vicolo cieco preso all'improssivo. che non porta. non porta da nessuna parte se non a un freno ulteriore della monotonia. ho voglia d battute italiane, di scherzi al telefono e di corse sotto la pioggia. ho voglia di un viaggio improvviso solo per il piacere di partire. ho voglia di sbornia per ricordarmi. per dimenticare. ho voglia d un altalena. di un telefono spento. di un foglio bianco. ho voglia d non aver una matita. credo si possa disegnare con la mente e sono sicura che sia il miglior esercizio che potrei fare. ho voglia di un progetto realizzabile e concreto. di un concerto all'aperto.
ho voglia di una sorpresa, ogni tanto.
una di quelle che ricordi nel tempo.
mi manca un libro da mangiare. ho voglia d un cane che fa le feste. di un campo di ulivi. di mille voci che tengono compagia. di una lucky strike. di un tuffo in piscina. ma molto lontano da qui.
ho voglia d non dover prendere decisioni ed essere una mongola almeno per un po. di non dover spiegare cosa ho fatto o dove sono stata o a che ora t sei svegliata e cosa fai oggi di bello.

"ma la violenza della stabilità è un modo di, morire per te."

potrei staccare la spina in qualsiasi momento e vivere il delirio da sola. scappare per berlino cosi per fare. senza nessuno che aspetta. che chiama. che rincorre. che urla. che buffa. che ride. per questo.

"Afterhours - La Vedova Bianca"



mi sparerò all'anima per amarti. in nessun altro modo potresti avermi in eterno. la voglia d scappare mi prenderà continua. perche io sono il viaggio. non ho un nome. e non voglio averlo.

lunedì 15 giugno 2009

Se un giorno la vita si fermasse per sempre
Che cosa fareste col vostro denaro?
Se il silenzio fosse rotto dalle grida dei corpi
Che cosa fareste col vostro egoismo ?
In un mondo distrutto straziato dal vento
Che senso avrà parlare di dio ?
Coi volti straziati da un sorriso bruciato
Chi si vanterà della propria bellezza?
Quando capiremo che non era uno scherzo
Esisterà ancora l'indifferenza?
Sentirsi a posto facendo finta di vivere
Non sarà più sufficiente se un giorno accadesse...

in-fame.


una gran rottura di cazzo suddivisa fra il lavoro in ristorante, lavori di disegno che nn ho tempo di fare per colpa del ristorante, e gabole. varie ed eventuali. settemilacinquecento chili di clienti a cui spaccherei la faccia. frasi del tipo "ma la carne di puledro è ben FROLLATA?". pugni in faccia da chi è vicino. troppo vicino. da prendermi troppo bene. le solite vecchie amicizie dei "a volte tornano". e nemmeno il tempo d isolarsi con l'ipod. o con un libro. il tempo si è annullato per un obbligo di presenza. le gambe corrono perche il pane deve arrivare immediatamente dopo le bibite. e non dopo. ma nemmeno prima. o insieme. e vaffanculo. internet illusorio, 10 minuti di odio. una casa a quattroquarti con oggetti di poco conto e altri indispensabili suddivisi in 4 case differenti. tra cui una mia che non vedo mai. tranne oggi. e devo pure dirle che fra non molto la smonterò. piangerà carta dai suoi muri che han sentito troppo. pareti che si parlano perche non hanno più niente da vedere. quintali di fumetti ancora da sfogliare. un vaso ricolmo di speranze caduto in terra fra mille frantumi. impossibile vedere perfino quel che desideravo. non so più dove mi convenga scappare. vorrei solo un obbiettivo qualsiasi. piccolo e insignificante. anche un appuntamento fra due ore basterebbe. almeno un punto fermo in questo vortice di nulla e di concordanza che mangia le viscere dall'interno rammentando che la vita è convivenza di un male continuo. l'abitudine. riuscirò a scacciare questo mostro?