ed ecco che arriva Milano. nessuno ci contava più. e ti si para davanti. così. a volte capita che le cose più vicine sono impossibili da vedere. eppure l'emozione di un pomeriggio girando in bicicletta per il centro ha dipanato ogni cosa. nuovi progetti. spazi. idee e immagini. i moleskine si riempiono da soli e non riesco a fermare questa frenesia. forse proprio perche non voglio. cosa aspetti?
aspetto una fine. lieta oppure no.
"vivi i tuoi giorni come se fossero caramelle in una tasca. dimenticandoti della loro esistenza. ha mai avuto un senso? regalatemene uno qualsiasi, ve ne prego. un motivo per andare avanti fino alla fine del molo.. per poi buttarsi, qualunque cosa mi spetti."
ora ciò che resta è la determinazione e dei polmoni messi sempre peggio. matite ridotte al limite e grafite fino al buco del culo. restano notti insonni ad elencare tutti i possibili film che potrebbero guardare in una notte psico che parte da trainspotting con fight club e slc! punk e che finisce con il tredicesimo piano e matrix. e nemmeno con questa squilibrata lista della fine, non ho risolto un cazzo, dunque ricomincio, elencando tutti i libri che mi mancano dalla libreria e a chi li ho prestati, progettando grandi colpi, notevolmente scaltri, per andarmeli a riprendere nelle rispettive case, zaini, spazzature e sottolineature. mah. vorrei non finisse mai.
sabato 17 gennaio 2009
SHE WANTED TO FIND THE MOST PERFECT FORM OF FLYING.
ti sto solo chiedendo di volare lontano. forse con me oppure ne farai a meno. ma vola. ne hai un gran bisogno. ora hai vinto una battaglia. ma devi vincere la guerra. mi hai convinta, è un passo. ma ora, agisci. conquistami.. non saprei spiegarmi meglio. per il resto mi fate schifo a livelli improponibili. ora credo solo in coloro che amano il rischio di vivere, e sanno per cosa morire. ce ne sono meno di quelli che pensi. dimostrami di essere molto più di questo. stupiscimi. a chi rimane indietro, vi dico una sola cosa: avete la percezione di ciò che vi circonda ma non del vostro ruolo. sveglia, cazzo.
castelli di rabbia
"Quella del quadernetto era una storia iniziata - come si può evincere dai fatti raccontati - duecentoottanta giorni prima, e cioè in quello che Pehnt festeggiò come giorno del suo ottavo compleanno. Con una certa tempestività,il ragazzino aveva già intuito, allora, che la vita è un casino tremendo eche in linea di massima si è chiamati ad affrontarla in stato di assoluta e radicale impreparazione. Soprattutto lo sconcertava - non a torto - ilnumero di cose che occorreva imparare per sopravvivere alle incognitedell'esistenza (che erano, appunto, tali): guardava il mondo, vedeva una sterminata quantità di oggetti, persone, situazioni e capiva che solo aimparare i nomi di tutta quella roba - tutti i nomi, uno per uno - ciavrebbe messo una vita. Non gli sfuggiva che in ciò si celava un certo paradosso."Ce n'è troppo, di mondo" pensava. E cercava una souzione.L'idea gli venne, come spesso accade, per estensione logica di un esperienzabanale. Di fronte all'ennesima lista della spesa che la signora Abegg gli mise in mano per mandarlo all'emporio, Pehnt capì, in un istante dinoumenica illuminazione, che la soluzione stava nell'astuzia di catalogare.Se uno, via via imparava le cose, se le scriveva avrebbe avuto alla fine un completo catalogo delle cose da sapere, consultabile in ogni momento,aggiornabile ed efficace contro eventuali cali di memoria. Intuì chescrivere una cosa significava possederla - illusione verso cui inclina una non insignificante parte dell'umanità. Pensò a centinaia di pagine zeppe diparole e sentì che il mondo gli faceva molto meno paura.-Non è un'idea male- osservo Pekisch -Certo non potrai scrivere tutto, in quel libretto, ma sarebbe già un buon risultato annotare le cose principali.Potresti scegliere una cosa al giorno, ecco. Bisogna darsi una regola quandosi intrapprendono imprese come questa. Ogni giorno una cosa. Dovrebbe funzionare... Diciamo che in dieci anni potresti arrivare atremilaseicentocinquantatrè cose imparate. Sarebbe già una buona base. Unadi quelle cose che ti fa svegliare al mattino più tranquillo. Non sarà unafatica sprecata, ragazzo.- A Pehnt il discorso parve convincente. Optò perla soluzione "Una cosa al giorno". In occasione del suo ottavo compleannoPekisch gli regalò un quaderno con la copertina viola. Quella sera stessa egli iniziò nel meticoloso lavoro che l'avrebbe accompagnato per anni.Riletta a posteriori, la prima annotazione rivela una mentesignificativamente predisposta al rigore metodologico della scienza. //1.LeCose - scriverle per non dimenticarle// Da questo assioma, la mappa delsapere di Pehnt si aviluppò di giorno in giorno nelle più diverse direzioni.Come tutti i cataloghi, anche quello si dimostrò limpidamente neutrale. Il mondo vi era ritratto in modo inevitabilmente parziale ma rigorosamenteprivo di gerarchie. Le annotazioni - sempre molto sintetiche, quasitelegrafiche - testimoniavano una mente precocemente consapevole della natura articolata e pluralistica del mistero della vita://perchè la luna non è sempre uguale, cos'è la polizia, come si chiamano imesi, quando si piange, natura e scopi del binocolo, origini della diarrea, cos'è la felicità, sistema rapido di allacciamento delle stringhe, nomi dicittà, utilità delle bare da morto, come diventare Santo, dov'è l'inferno,regole fondamentali della pesca alal trota, lista dei colori disponibili in natura, ricetta del caffelatte, nomi di cani famosi, dove va a finire ilvento, festività dell'anno, da che parte è il cuore, quando finirà il mondo.Cose così."
Alessandro Baricco "Castelli di Rabbia"
Alessandro Baricco "Castelli di Rabbia"
il tempo è solo un pretesto
Forse è nel fumo denso di questa notte."Prosa lirica. In una notte da decibel. Un monologo per te. Si. Sull'amore. Quelli che vorresti sentirti dire la notte. Credimi fino in fondo. È tutto falso quello che ti sto dicendo."
Stupiscimi. Stupiscimi. Stupiscimi.
A tutti gli appassionati. Per chi trova un senso nel riempire pegine vuote. Qualche foto. Un paio di riferimenti. Nulla più. Per chi ha ancora tempo per ascoltare. A chi vede l'obbiettivo di cercare. Trovare. Scoprire. Per chi. Nulla più.
venerdì 16 gennaio 2009
ANTI. (la costanza del rigetto)
anche oggi sono piombata in libreria credendo di infimamente seguire le vocine nella mia testa, azzardando fossero gli stessi libri a chiamarmi. mai cadere nella trappola. uscita sono di nuovo senza fissa dimora se non di un posto comodo per approfittare ed esaurire in tempo lecito e spudoratamente corto, degli acquisti sicuramente redditizzi. mai accontentarsi. soffrire per ore di paranoia compulsiva per un semplice tratto che non passa dalla testa al foglio come dovrebbe, è consacrante per la stabilità stessa. tendando di controllare questi istinti irrefrenabili di autocongiuttura mi ritiro esplorando nuove mete momentanee. forse trovero il guru dell'anticristo che mi faccia raggiungere il meteorite che questo mese sostituisce la cometa, e, di conseguenza (donandomi piu che l'oro e l'incenso, la birra) sbattermi sulla linea giusta e darmi un diretto calcio sonoro nel culo per farmi continuare a sperare, a sognare. nonostante questo tutto regolare, giuro. (certo che ne abbiam di tempo da perdere, talvolta.)
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